domenica 15 febbraio 2009

Plato amicus sed. Introduzione ai dialoghi platonici

Friedrich Nietzsche
Plato amicus sed. Introduzione ai dialoghi platonici
a cura di Pietro Di Giovanni, Bollati Boringhieri, Torino 1991, pagg. 212.

La pubblicazione degli appunti preparatori delle lezioni su Platone tenute da Nietzsche a Basilea fornisce un importante contributo alla ricostruzione della complessa trama che sottende il pensiero del filosofo tedesco. La lettura degli schemi e delle note delle lezioni del decennio basileese non appare infatti una trascurabile appendice alla produzione filosofica giovanile, scandita, come è noto, dalla stesura di due opere originali e di straordinario rilievo storico: La nascita della tragedia e Filosofia nell’epoca tragica dei greci, pubblicate rispettivamente nel 1872 e nel 1873.
Le annotazioni su Platone stese dal giovane e insolito professore di filologia classica ci consentono di osservare da una nuova prospettiva la fase giovanile di Nietzsche e ci suggeriscono originali riflessioni sul periodo di formazione e di consolidamento del suo pensiero. Ne indichiamo almeno due. La prima, rilevante considerazione che le pagine ci propongono investe l’intreccio tra il lavoro filologico di scavo e interpretazione dei testi classici condotto da Nietzsche in linea ai criteri « scientifici « del filologismo puro della scuola di Ritschl e l’emergere di propensioni filosofiche che, con aurorale prepotenza, premono i margini del rigoroso metodologismo filologico. Il giudizio di Nietzsche nei confronti dei filologi di professione si farà via via più critico mentre si precisa la prospettiva delle sue indagini: bisogna attingere dal passato, scrutato con gli strumenti della filologia, la coscienza dell’uomo moderno.
Il secondo problema cui queste note ci rinviano concerne il senso del confronto nietzscheano con l’antichità, confronto mediato dalla figura di Platone. Il platonismo costituisce un punto di riferimento continuo che percorre l’intero arco del pensiero di Nietzsche:
queste pagine ~‘ sparse «sono dunque la premessa del rapporto contrastante, tortuoso ma pur sempre vitale che lo lega al grande filosofo greco.
Quando Nietzsche giunge a Basilea nel febbraio del 1869 ha già maturato il proprio apprendistato di filologo in qualità di allievo del Prof. Ritschl, illustre latinista. All’università di Lipsia ha letto Teognide, Omero, Democrito, Diogene Laerzio. Tra i moderni Kant, Lange ma soprattutto Schopenhauer scoperto quasi a caso nel 1865: Nietzsche ci lascerà una memorabile testimonianza della lettura del Mondo. Ha già incontrato Wagner una prima volta nel 1868 nella casa di Herman Brockhaus.
Nel febbraio del 1869 le autorità basileesi formalizzano la chiamata di quel giovane e promettente filologo alla università cittadina e gli affidano la cattedra di lingua e letteratura greca. Pochi mesi dopo egli rinuncerà alla cittadinanza prussiana e si farà apolide: lo resterà per tutta la vita. Divide il suo insegnamento tra l’Università e il Pedagogium, il liceo cittadino. Inizia la carriera accademica che interromperà dieci anni più tardi quando nel 1879, per ragioni di salute, lascerà per sempre l’insegnamento, aprendo la nuova fase della sua esistenza: il nuovo inizio è segnato, sul piano della produzione filosofica, dalla pubblicazione di Umano, troppo umano, dedicato a Voltaire. Ancora un decennio di straordinaria, intensa esperienza di vita e di pensiero, poi il crollo e il buio della follia.
I primi anni a Basilea sono segnati da intenso lavoro e da amicizie decisive: Burckhardt, Bachofen, Overbeek e la grande fascinazione di Wagner rivi





sto a Tribschen nel maggio del 1869. Nietzsche è un professore meticoloso, preciso e gli appunti delle sue lezioni lo testimoniano: tiene seminari di lettura e commento sul Fedone e nei semestri successivi (fino al 1876) svolge lezioni dedicate alla introduzione ai singoli dialoghi platonici e alla vita e dottrina del filosofo greco. Quando il 29 dicembre 1871, con il frontespizio che raffigura Prometeo liberato dalle catene e con la prefazione di Wagner, appare la prima edizione de La nascita della tragedia, sono in molti a pensare che si tratti di un suicidio intellettuale del giovane filologo.
L’accoglienza è gelida: il Prof. Ritschl annoterà nel suo diario:» Il libro di Nietzsche, Nascita della Tragedia = stravaganza geniale «. Rispondendo all’allievo che gli sollecita un giudizio, scriverà: « Lei non può pretendere da un « alessandrino «, da uno scienziato, di condannare la conoscenza e di scorgere solo nell’arte la forma rigeneratrice, redentrice e liberatrice del mondo «. Qualche mese dopo il giovane filologo Wilamowitz aprirà con un celebre saggio la polemica contro il capolavoro di Nietzsche.
Ma La nascita della tragedia e la successiva opera La filosofia nel’epoca tragica dei greci non sono casi isolati. Come scrive Piero Di Giovanni: ~‘ Esse sono solo la prima testimonianza evidente e clamorosa di uno spirito libero che ha già manifestato i tratti della sua personalità di pensatore, oltre che di studioso, e ha già mosso i primi timidi passi lungo quel cammino che dagli anni della formazione e dell’insegnamento universitario condurrà alla grande stagione della “Gaia scienza”, dello “Zarathustra” e dei “Frammenti postumi” «.
E in questo quadro di grande tensione intellettuale che vanno situati gli appunti nietzscheani su Platone:
essi ci rivelano, innanzitutto, il continuo, assiduo confronto che il giovane filologo opera con i numerosi studi dedicati alla filosofia platonica che, a partire dalla fondamentale traduzione dei dialoghi condotta da Schlelermacher tra 111804 e il 1828, si susseguono in Germania. Nietzsche non si riconosce in alcuna tradizione interpretativa e propone una personale immagine del filosofo greco: Platone è stato un radicale riformatore politico. Egli colloca il filosofo greco in una dimensione di conflittualità con la sua contemporaneità che ne esalta la tragicità.
Ben più radicale di Socrate (in fondo un buon cittadino), il Platone politico era colui che ~~combatteva ad oltranza contro tutte le forme di organizzazione statale esistenti ed era un rivoluzionario del tipo più radicale «. Questo giudizio di Nietzsche non deve sorprendere poiché è ricavato da una intelligente e penetrante analisi: il filosofo greco giudica uomini e istituzioni alla luce della teoria della verità cui è pervenuto dopo una complessa vicenda esistenziale e numerose mediazioni teoriche che il giovane Nietzsche ripercorre instancabilmente.
La dottrina platonica delle idee non è l’approdo ad un sereno sovramondo ma il punto conclusivo di una profonda esperienza che parte da Eraclito e dalla perenne mutevolezza della realtà sensibile: Platone sperimenta un disperato scetticismo verso ogni conoscenza (cupa disperazione, scriverà Nietzsche). Socrate e Pitagora (soprattutto quest’ultimo) aprono la via all’episteme, alla convinzione della possibilità di « sapere «.
Il Platone nietzscheano è un filosofo solitario, eretico della polis, aperto a quello ~~stupore» (pathos, afferma Nietzsche) a quello» sconvolgimento «da cui nasce la filosofia e che solo uno sguardo disinteressato sul mondo può produrre (e giustamente De Giovanni ricorda che in questo Nietzsche anticipa HusserI ed Heidegger). L’antiplatonismo di Nietzsche, che diverrà più esplicito nelle opere della maturità, va spiegato all’interno di quel rapporto complesso e contraddittorio cui abbiamo sopra accenato. Il filosofo tedesco scriverà, ad esempio nel Crepuscolo degli idoli, a proposito della contrapposizione platonica tra mondo vero e mondo falso (o apparente):
~‘ll mondo apparente è l’unico mondo: il ‘vero’ mondo è solo una aggiunta mendace «. Ma colgono solo una parziale verità coloro che interpretano Platone come filosofo della» identità ~ contrapposto a Nietzsche filosofo della « differenza «.
Il filosofo greco resterà per l’autore dello Zarathustra un’esperienza fondamentale, eguagliabile forse a quella di Schopenhauer.
Michele Del Vecchio

Diorama Letteraio, Giugno 1991, n. 149, Pagine 19-20

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