domenica 22 febbraio 2009

Ammaestrava le folle con gli insegnamenti e operando...



Lorenzo Banfi e Patrizia Clerici
L'allegro testamento
Glenat Italia, Milano, 1992

domenica 15 febbraio 2009

Plato amicus sed. Introduzione ai dialoghi platonici

Friedrich Nietzsche
Plato amicus sed. Introduzione ai dialoghi platonici
a cura di Pietro Di Giovanni, Bollati Boringhieri, Torino 1991, pagg. 212.

La pubblicazione degli appunti preparatori delle lezioni su Platone tenute da Nietzsche a Basilea fornisce un importante contributo alla ricostruzione della complessa trama che sottende il pensiero del filosofo tedesco. La lettura degli schemi e delle note delle lezioni del decennio basileese non appare infatti una trascurabile appendice alla produzione filosofica giovanile, scandita, come è noto, dalla stesura di due opere originali e di straordinario rilievo storico: La nascita della tragedia e Filosofia nell’epoca tragica dei greci, pubblicate rispettivamente nel 1872 e nel 1873.
Le annotazioni su Platone stese dal giovane e insolito professore di filologia classica ci consentono di osservare da una nuova prospettiva la fase giovanile di Nietzsche e ci suggeriscono originali riflessioni sul periodo di formazione e di consolidamento del suo pensiero. Ne indichiamo almeno due. La prima, rilevante considerazione che le pagine ci propongono investe l’intreccio tra il lavoro filologico di scavo e interpretazione dei testi classici condotto da Nietzsche in linea ai criteri « scientifici « del filologismo puro della scuola di Ritschl e l’emergere di propensioni filosofiche che, con aurorale prepotenza, premono i margini del rigoroso metodologismo filologico. Il giudizio di Nietzsche nei confronti dei filologi di professione si farà via via più critico mentre si precisa la prospettiva delle sue indagini: bisogna attingere dal passato, scrutato con gli strumenti della filologia, la coscienza dell’uomo moderno.
Il secondo problema cui queste note ci rinviano concerne il senso del confronto nietzscheano con l’antichità, confronto mediato dalla figura di Platone. Il platonismo costituisce un punto di riferimento continuo che percorre l’intero arco del pensiero di Nietzsche:
queste pagine ~‘ sparse «sono dunque la premessa del rapporto contrastante, tortuoso ma pur sempre vitale che lo lega al grande filosofo greco.
Quando Nietzsche giunge a Basilea nel febbraio del 1869 ha già maturato il proprio apprendistato di filologo in qualità di allievo del Prof. Ritschl, illustre latinista. All’università di Lipsia ha letto Teognide, Omero, Democrito, Diogene Laerzio. Tra i moderni Kant, Lange ma soprattutto Schopenhauer scoperto quasi a caso nel 1865: Nietzsche ci lascerà una memorabile testimonianza della lettura del Mondo. Ha già incontrato Wagner una prima volta nel 1868 nella casa di Herman Brockhaus.
Nel febbraio del 1869 le autorità basileesi formalizzano la chiamata di quel giovane e promettente filologo alla università cittadina e gli affidano la cattedra di lingua e letteratura greca. Pochi mesi dopo egli rinuncerà alla cittadinanza prussiana e si farà apolide: lo resterà per tutta la vita. Divide il suo insegnamento tra l’Università e il Pedagogium, il liceo cittadino. Inizia la carriera accademica che interromperà dieci anni più tardi quando nel 1879, per ragioni di salute, lascerà per sempre l’insegnamento, aprendo la nuova fase della sua esistenza: il nuovo inizio è segnato, sul piano della produzione filosofica, dalla pubblicazione di Umano, troppo umano, dedicato a Voltaire. Ancora un decennio di straordinaria, intensa esperienza di vita e di pensiero, poi il crollo e il buio della follia.
I primi anni a Basilea sono segnati da intenso lavoro e da amicizie decisive: Burckhardt, Bachofen, Overbeek e la grande fascinazione di Wagner rivi





sto a Tribschen nel maggio del 1869. Nietzsche è un professore meticoloso, preciso e gli appunti delle sue lezioni lo testimoniano: tiene seminari di lettura e commento sul Fedone e nei semestri successivi (fino al 1876) svolge lezioni dedicate alla introduzione ai singoli dialoghi platonici e alla vita e dottrina del filosofo greco. Quando il 29 dicembre 1871, con il frontespizio che raffigura Prometeo liberato dalle catene e con la prefazione di Wagner, appare la prima edizione de La nascita della tragedia, sono in molti a pensare che si tratti di un suicidio intellettuale del giovane filologo.
L’accoglienza è gelida: il Prof. Ritschl annoterà nel suo diario:» Il libro di Nietzsche, Nascita della Tragedia = stravaganza geniale «. Rispondendo all’allievo che gli sollecita un giudizio, scriverà: « Lei non può pretendere da un « alessandrino «, da uno scienziato, di condannare la conoscenza e di scorgere solo nell’arte la forma rigeneratrice, redentrice e liberatrice del mondo «. Qualche mese dopo il giovane filologo Wilamowitz aprirà con un celebre saggio la polemica contro il capolavoro di Nietzsche.
Ma La nascita della tragedia e la successiva opera La filosofia nel’epoca tragica dei greci non sono casi isolati. Come scrive Piero Di Giovanni: ~‘ Esse sono solo la prima testimonianza evidente e clamorosa di uno spirito libero che ha già manifestato i tratti della sua personalità di pensatore, oltre che di studioso, e ha già mosso i primi timidi passi lungo quel cammino che dagli anni della formazione e dell’insegnamento universitario condurrà alla grande stagione della “Gaia scienza”, dello “Zarathustra” e dei “Frammenti postumi” «.
E in questo quadro di grande tensione intellettuale che vanno situati gli appunti nietzscheani su Platone:
essi ci rivelano, innanzitutto, il continuo, assiduo confronto che il giovane filologo opera con i numerosi studi dedicati alla filosofia platonica che, a partire dalla fondamentale traduzione dei dialoghi condotta da Schlelermacher tra 111804 e il 1828, si susseguono in Germania. Nietzsche non si riconosce in alcuna tradizione interpretativa e propone una personale immagine del filosofo greco: Platone è stato un radicale riformatore politico. Egli colloca il filosofo greco in una dimensione di conflittualità con la sua contemporaneità che ne esalta la tragicità.
Ben più radicale di Socrate (in fondo un buon cittadino), il Platone politico era colui che ~~combatteva ad oltranza contro tutte le forme di organizzazione statale esistenti ed era un rivoluzionario del tipo più radicale «. Questo giudizio di Nietzsche non deve sorprendere poiché è ricavato da una intelligente e penetrante analisi: il filosofo greco giudica uomini e istituzioni alla luce della teoria della verità cui è pervenuto dopo una complessa vicenda esistenziale e numerose mediazioni teoriche che il giovane Nietzsche ripercorre instancabilmente.
La dottrina platonica delle idee non è l’approdo ad un sereno sovramondo ma il punto conclusivo di una profonda esperienza che parte da Eraclito e dalla perenne mutevolezza della realtà sensibile: Platone sperimenta un disperato scetticismo verso ogni conoscenza (cupa disperazione, scriverà Nietzsche). Socrate e Pitagora (soprattutto quest’ultimo) aprono la via all’episteme, alla convinzione della possibilità di « sapere «.
Il Platone nietzscheano è un filosofo solitario, eretico della polis, aperto a quello ~~stupore» (pathos, afferma Nietzsche) a quello» sconvolgimento «da cui nasce la filosofia e che solo uno sguardo disinteressato sul mondo può produrre (e giustamente De Giovanni ricorda che in questo Nietzsche anticipa HusserI ed Heidegger). L’antiplatonismo di Nietzsche, che diverrà più esplicito nelle opere della maturità, va spiegato all’interno di quel rapporto complesso e contraddittorio cui abbiamo sopra accenato. Il filosofo tedesco scriverà, ad esempio nel Crepuscolo degli idoli, a proposito della contrapposizione platonica tra mondo vero e mondo falso (o apparente):
~‘ll mondo apparente è l’unico mondo: il ‘vero’ mondo è solo una aggiunta mendace «. Ma colgono solo una parziale verità coloro che interpretano Platone come filosofo della» identità ~ contrapposto a Nietzsche filosofo della « differenza «.
Il filosofo greco resterà per l’autore dello Zarathustra un’esperienza fondamentale, eguagliabile forse a quella di Schopenhauer.
Michele Del Vecchio

Diorama Letteraio, Giugno 1991, n. 149, Pagine 19-20

Friedrich Nietzsche o del radicalismo aristocratico

Georg Brandes
Friedrich Nietzsche o del radicalismo aristocratico
Ar, Padova 1995, pagg. 129.

Georg Brandes (1842-1927), storico e critico danese di larga fama ai suoi tempi, polemista di orientamento hegeliano, fu il primo intellettuale ad occuparsi a fondo di Nietzsche e a divulgarne il pensiero, già con un corso universitario nel 1888. Il breve studio ora tradotto in italiano, uscito a Copenhagen nel 1899, contribuì ulteriormente a diffondere quella vulgata nietzscheana che presto assunse in molti ambienti culturali europei le dimensioni di una moda dilagante.
Interessato alla ricerca su personaggi dalla forte individualità, da Cesare a Napoleone a Dostoevskij, di cui fu biografo, Brandes lesse la figura di Nietzsche da quel lato di iconoclasta individualismo che più Io attraeva, rappresentandolo come un momento di coscienza reattiva di contro al generale conformismo del tardo Ottocento. Come bene osserva Francesco Ingravalle nella nota introduttiva al volume qui recensito, « agli occhi di Brandes [...] l’immoralista e anticristo risulta una force de frappe per l’individualità contro la mediocrità culturale dei contemporanei «. Così inquadrata, anche una filosofia disorganica e contraddittoria come quella aforistica di Nietzsche finisce col risultare portatrice di un preciso e ben definibile significato: di qui l’uso del termine « radicalismo aristocratico «. Che peraltro piacque molto a Nietzsche, che ne venne a conoscenza nel corso di uno scambio di corrispondenza con Brandes risalente al 1887: «L’espressione radicalismo aristocratico che Lei impiega è ottima: mi permetta di dirlo, è la cosa più intelligente che abbia letto sinora sul mio conto », gli scrisse.
Al di là dello stesso centrale messaggio nietzscheano di un momento creativo distruttore del moralismo e artefice della nuova tipologia umana, Brandes giudica la sua filosofia da una prospettiva più distanziata, giungendo a definirla nei suoi aspetti di ricerca e volontà di una nuova cultura, uno stile diverso e più alto che desse forma solida alla civiltà. Nietzsche è visto come sensibile e ardito anticipatore di un clima superiore — fatto di omogeneità e unità e non di difformità e mescolanza — dal quale far scaturire il protagonista delle ere a venire: il superuomo, la “casta di spiriti superiori capaci di conquistare il potere » sottraendolo agli indegni « filistei della cultura» votati all’informe, al piccolo, all’omologante. Sarebbe questa una poderosa Bildung di nuovo segno, contro la propria epoca, contro i contemporanei, per il dominatore del domani, solitario ed eroico, duro con se stesso e con gli altri ma non ingiusto. Esattamente come lo sono la vita e la natura, dure anch’esse, ma che non sanno del giusto o dell’ingiusto. Il lavoro, lo scopo, la giustificazione stessa dell’esistenza umana sono dunque tutte in questa potente gestazione dell’individuo superiore, che un giorno soppianterà il semplice uomo.
E dunque il Nietzsche per così dire antropologo quello di cui parla Brandes: l’uomo di genio ristretto nella mediocrità di un’epoca conservatrice e perbenista che sente la febbre di nuovi spazi e di nuove realtà. « Ma l’elemento significativo e interessante del discorso intellettuale di Nietzsche «, scrive Brandes, «è la sua indagine su quanto la vita sia capace di far uso della storia. Dal suo punto di vista, la storia appartiene a colui che sta combattendo una grande battaglia e che, pur avendo bisogno di esempi, di insegnanti e di consolatori, non può trovarli tra i suoi contemporanei ». E lo spirito con cui il solitario di Sils-Maria si volge ad un tempo verso l’Ellade e la sua cultura tragica e verso il futuro, vaticinando il risorgere della forma eroica per mano di una trionfante «generazione intrepida «..Superate le colonne d’Ercole di Schopenhauer e di Wagner — attardatisi secondo Nietzsche entro frusti labirinti di moralismo pietistico di tipo romano-cattolico « —, la filosofia dell’avvenire sarà il superamento definitivo dell’opposizione bene-male (chi ama la vita e il piacere deve volere anche la corrispondente sofferenza), l’edificio aperto e saldo in cui nascerà il libero « legislatore di se stesso «. Il nobile, che, alla greca, è anche buono, è l’espressione della nuova-arcaica « sensibilità di appartenenza» rilanciata da Nietzsche, il quale indica nella potenza e non più solo nella volontà i fini ultimi dell’umanità liberata. Brarides, che in questo radicale differenzialismo coglie qua e là diffuse assonanze con segmenti della cultura ottocentesca (un po’ di Renan, episodi di Flaubert, echi dell’epica moderna di Spitteler), si produce in un’ottima pagina nel descrivere la diversa attitudine tra normalità e superiorità, riassumendole nelle figure alternative di Bruto e Cesare: aridità e involuzione nel primo, nobilità e semplicità unita a grandezza nel secondo.
Sono archetipi che ben introducono alle vette simboliche dello Zarathustra, dove si celebra con inarrivabile virtù poetica un prorompente amore per la vita e per la sua grandezza: « E un libro buono e profondo. Un libro splendente della sua gioia di vita, oscuro nei suoi enigmi, un libro per i rocciatori dello spirito, per i temerari e i pochi i quali praticano il grande disprezzo dell’uomo: odiano le folle e nel loro grande amore per l’uomo detestano quest’ultimo così profondamente proprio perché hanno la visione di un’umanità più alta e coraggiosa che tentano di creare ed educare ‘>. Un giudizio che renderebbe superflua gran parte della valanga di libri che si è rovesciata dall’inizio del secolo fino a oggi sulla filosofia di Nietzsche, strattonandola, opprimendola in definizioni o riletture troppo spesso parziali, interessate o frutto di mancata assonanza. Mentre essa, come ogni spirito libero vede, parla con grande chiarezza da sola.
Il violento atto di fustigazione contro tutte le degenerazioni dell’epoca — miopie piccolo-borghesi: accademismi mediocri, nazionalismi tronfi, populismi corrivi, bigottismi avvilenti, e poi massificazione del sapere e svuotamento della cultura — ma soprattutto l’ergersi solitario di un uomo malato contro lo strapotere compatto di una società volgare: ecco cosa in Nietzsche, più di tutto, affascina Brandes. Il suo parlare in grande ad un mondo che non può recepirne appieno i significati, ripiegato com’è in una fatua e morente atmosfera da belle époque, marcia interiormente e già minata da morbi come la mentalità mercantile e il socialismo, veicoli di abbassamento ulteriore del valore-uomo e di predominio di una specie inferiore, tutta incentrata sul plebeo risentimento. Anche così Brandes motiva il disprezzo che Nietzsche mostrò nei suoi ultimi anni soprattutto verso i tedeschi e i loro vizi, tra i quali include-va anche quel nazionalismo e quell’antisemitismo di piccolo cabotaggio assai diffusi all’epoca tra le categorie ai suoi occhi più detestabili: dagli accademici ai bottegai, fino all’ormai sfibrata aristocrazia dirigente. Ben altro interventismo culturale avrebbe voluto chiedere Nietzsche ai suoi compatrioti, da cui si sentiva tradito. Ben altro linguaggio — propriamente rivoluzionario ed eroico — parlava il suo intendimento per l’affermazione della vita, di fronte al quale la Germania utilitarista e conservatrice del suo tempo pareva prestare orecchio distratto.
Come scriveva Brandes in una recensione del 1909 ad Ecce Homo (che compare nell’edizione italiana insieme ad uno scritto in memoria del filosofo appena scomparso e all’interessante epistolario che intercorse tra i due uomini), Nietzsche preferì la solitudine all’incomprensione, soffrendo l’indifferenza altrui come un destino di dolore ma non cedendo mai per questo; anzi, ogni volta rafforzando quel ‘~carattere di superiore grandezza «che alla fine, sotto la condanna di una pressione psicologica sempre crescente, doveva condurlo al triste esilio della follia.
Luca Leonello Rimbotti
Da “Diorama Letterario”, febbraio 1997, nr. 201, Pagine 36-37

Conferenza Episcopale

Il Manifesto, 25 settembre 1991

Annuncio di dio

dalla rivista
Frizzer
Agosto 1985 - n. 4-5

Certi Miracoli

dalla rivista
Frizzer
settembre 1985 - numero 6

L'anticristo a fumetti - così parlo Friedrich Nietzsche - Introduzione

E' disponibile
L'Anticristo a Fumetti
Così parlò Friedrich Nietzsche
Euro 10

riportiamo parte dell'introduzione al libro:

DEDICATO A MIO FIGLIO
E A TUTTI COLORO CHE SI SENTONO UOMINI LIBERI

A MO' DI INTRODUZIONE

La mia lettura, prima occasionale e poi sistematica, dei testi dii Friedrich Nietzsche, mi ha fatto conoscere in profondità il suo pensiero filosofico, rivelandolo a me come impareggiabile psicologo capace di fissare ogni concetto in modo suo specifico, molto superiore a quanto altri pensatori siano riusciti a fare. Questa constatazione risvegliò in me l'idea che il suo modo di pensare fosse il più adeguato per indirizzare la gioventù al pensiero indipendente, alla fiducia in sé stessa e all'utilizzo autonomo delle proprie capacità intellettuali, nonché allo sviluppo di quelle capacità di carattere che dovrebbero contraddistinguere le nostre genti: comportamento degno, senso dell'onore, importanza della parola data, valore della pietas (senso romano, non cristiano/modernistico), ecc. E quando ci si dirige alla gioventù (ma non solo: si pensi a quel 37% di adulti, in Italia, che dopo la scuola smettono del tutto di leggere - sono l'esercito degli analfabeti virtuali), non c'è tramite migliore che quello del fumetto, della frase illustrata, che trasmette l'idea in modo diretto per mezzo di immagini. Da lì l'iniziativa di stampare libri a fumetti diretti ai giovani, per diffondere fra di loro la parola di Friedrich Nietzsche, incominciando con il suo Anticristo che, forse, fra le sue opere è la più attuale nei tempi che corrono. In questo libretto, a ogni pensiero clave del nietzscheano Anticristo è stata contrpposta una vignetta. - Con questo tipo di iniziativa si vuole prima incuriosire il ragazzo intelligente, perché poi egli si avvicini ai testi originali, i quali non sono 'mattoni' che dopo averli letti non si ricordano più (perché non si è capito niente), ma testi, pure difficili qualche volta nel loro contenuto, che sono scritti in modo estremamente chiaro. Testi che, una volta letti e compresi, danno solidità e sicurezza alla persona e ne rafforzano la personalità, che mettono in grado di prendere decisioni anche 'forti' senza posteriori pentimenti perché fatte da uomini e non da fantocci, che rendono palesi le regole inviolabili e immutabili della natura dando idee assolutamente chiare. - Non è accidentale che Federico Nietzsche sia stato escluso dall''istruzione pubblica', perché 'pericoloso' in quanto portavoce di idee conformi alla natura e quindi opposte a quelle dei filosofi di regime, al servizio dei 'poteri forti'.
(...)

Finirete all'inferno

Lorenzo Banfi e Patrizia Clerici
L'allegro testamento
Glenat Italia, Milano, 1992

Giona

Lorenzo Banfi e Patrizia Clerici
L'allegro testamento
Glenat Italia, Milano, 1992

Ammaestra i discepoli



Lorenzo Banfi e Patrizia Clerici
L'allegro testamento
Glenat Italia, Milano, 1992


bibliografia a fumetti

L'allegro testamento

Lorenzo Banfi e Patrizia Clerici
L'allegro testamento
Glenat Italia, Milano, 1992



Dalla quarta di copertina:

Quando si pensa a Mosé Io si immagina tutto solenne con le tavole della Legge sotto braccio... Tutti sanno che Elia viaggiava su un UFO di fuoco, mentre Caino è rimasto bollato tutta la vita per un piccolo fratricidio senza nemmeno la possibilità di dare la colpa alla società, perché la società non c’era ancora,.. Ma che faceva tutta questa gente importante nei momenti di libertà? C’era anche quella volta un “uomo della strada” e se c’era, i grandi eventi gli scorrevano addosso come l’acqua sulle anatre, come succede all’uomo della strada odierno? A tutte questi angosciosi interrogativi risponde la coppia Banfi-Clerici con competenza, serietà e, se Jehova vuole, con grande senso dell’umorismo,

dio c'è

Giuliano
L'Apostata
I libri del Male
Mazzotta, Milano, 1980

da pagina 54



Bibliografia a fumetti

Perdono

Giuliano
L'Apostata
I libri del Male
Mazzotta, Milano, 1980

da pagina 27



Bibliografia a fumetti

Giuliano. L'Apostata

Giuliano
L'Apostata
I libri del Male
Mazzotta, Milano, 1980





Bibliografia a fumetti

I

Il libro delle...

da pagina 82
di
Giuliano
Padre terno
Strisce, racconti, aforismi
Daga, Roma, 1991

La Confessione

da pagina 10-11
di
Giuliano
Padre terno
Strisce, racconti, aforismi
Daga, Roma, 1991

Padre terno

Giuliano
Padre terno
Strisce, racconti, aforismi
Daga, Roma, 1991





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Il masochista

dal libro:
Paolo Vitti
Il Nazareno
Storia di un'utopia a fumetti
a cura dello studio d'arte "andromeda" - Trento
Supplemento a "La Melamatta"
Giornale Bimestrale, gennaio-febbraio 1982.

pagina 40



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Il Nazareno. Storia di un'utopia a fumetti

Paolo Vitti
Il Nazareno
Storia di un'utopia a fumetti
a cura dello studio d'arte "andromeda" - Trento
Supplemento a "La Melamatta"
Giornale Bimestrale, gennaio-febbraio 1982.

dalla
PREFAZIONE
“Padre nostro, che sei nei cieli, restaci . . . “. A Jacques Prevert non dovette risultare difficile liquidare il “lontano” Dio. Ma come si fa con Cristo, figura molto complessa, ma sicuramente terrena?

Paolo Vitti, con i suoi omini che sembrano ritagliati da una pera, ha voluto dirci, anzi disegnarci, la sua sulle vicende del Nazareno. Ne vien fuori un Cristo pronto a diventare Poverocristo, vale a dire un archetipo dell’uomo in lotta per una società migliore (ecco perché il Nazareno di queste striscie nasce a Betlemme, ma ricompare in varie epoche storiche, e soprattutto nella nostra). Ma non aspettatevi per questo un Cristo a tutto tondo, ubriacato dal suo compito storico di Redentore. E allora lo vediamo abbandonarsi alla battuta sarcastica (in croce esclama “Padre, sono già tre giorni che sono esposto, neanche fossi un Van Gogh”) o farsi prendere dal “privato” (“va a finire che con tutti questi chiodi mi becco pure il tetano”).

Insomma, un Cristo credibile, preso dalle cose concrete, degno figlio di quella Maria che, alla vista dei Re Magi, portatori di doni “inutili”, esclama “Nessuno di voi ha per caso dei pannolini?”. Un Cristo a cui, forse, manca soltanto la frequentazione di qualche sala con i video-games (la musica c’è già, come pure una natura sovrappopolata di gufi) per appassionare anche quei giovanissimi per cui il ‘68 è solo un numero pari.

Cos’altro dire? Che la Città del Concilio stenterà a riconoscere come suo questo fumetto. Ma è ormai tempo che i rappresentanti del Palazzo si abituino all’idea di produrre in loco, oltre all’ottimo Teroldego, anche le striscie graffianti, fricchettone, vagamente surreali di Paolo, in arte Vitti.

Lillo Gullo

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Gesù lava più bianco ovvero come la Chiesa inventò il marketing

Bruno Ballardini
Gesù lava più bianco
ovvero
come la Chiesa inventò il marketing
Minimun fax, Roma, 2000

dalla quarta di copertina:
La Chiesa ha preso lezioni di marketing?
"Scherziamo? La Chiesa può solo darne, di lezioni. Le aziende mortificano gli uomini misurandone la produzione, noi invece sappiamo valorizzarli. Il marketing? Ha cominciato Gesù, già duemila anni fa".
monsignor Erneto Vecchi
2 ottobbre 1997.

Dio s.p.a. - Merchandising

Pagina 46
Titolo della striscia
composto di 3 pagine
da
Massimo Cavezzali
Dio S.p.a.
prefazione di Paolo Aleandri
Acme Comix, Milano, 1991












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Dio s.p.a.

Massimo Cavezzali
Dio S.p.a.
prefazione di Paolo Aleandri
Acme Comix, Milano, 1991
















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mercoledì 4 febbraio 2009

Il cristianesimo come malattia - pagina 9

Il Cristianesimo come malattia

Nulla è più malsano, entro la nostra malsana modernità, della compassione cristiana. Qui, essere medici, qui, essere inflessibili, qui, affondare il bisturi - questo, spetta a noi, questa, è la nostra specifica filantropia, così, noi siamo filosofi, noi Iperborei!

da pagina 9

Per informazioni sul libro

Per ogni richiesta relativa a libro, questi sono i riferimenti:

Silvano Lorenzoni
Casella Postale 43
36066 Sandrigo (vi –vicenza)
e-mail: silvanolorenzoni@yahoo.it

I.M.S.P.
Casella Postale 53
36063 Marostica (vi – vicenza)
e-mail: politeismo.vicenza@yahoo.it

Francesco Scanagatta
Casella Postale 77
36063 Marostica (vi – vicenza)
e-mail: scanagatta@yahoo.it
cell. 349 7554994

NOI SENZA PAURA

NOI SENZA PAURA

Il più grande avvenimento recente - che 'dio è morto', che la fede nel Dio cristiano è divenuta inaccettabile - comincia già a gettare le sue prime ombre sull'Europa. A quei pochi almeno, i cui occhi, la cui diffidenza negli occhi è abbastanza forte e sottile per questo spettacolo, pare appunto che un qualche sole sia tramontato, che una qualche antica profonda fiducia si sia capovolta in dubbio: a costoro il nostro vecchio mondo dovrà sembrare ogni giorno più crepuscolare, più sfiduciato, più estraneo, più 'antico'. Ma in sostanza si può dire che l'avveniimento stesso è fin troppo grande, troppo distante troppo alieno dalla capcità di comprensione dei più perché possa dirsi già arrivata anche solo la notizia di esso; ... e di tutto quello che ormai, essendo sepolta questa fede, deve crollare perché su di essa era stato costruito e in essa aveva trovato il suo appoggio ... Una lunga, copiosa serie di demolizioni, distruzioni, tramonti, capovolgimenti ci sta ora dinnanzi: chi già da oggi potrebbe avere sufficiente divinazione di tutto questo da diventare maestro e veggente di questa mostruosa logica dell'orrore, di essere profeta di un ottenebramento e di un'eclisse di sole di cui probabilmente non si è ancora vista sulla terra l'uguale? ... Siamo ancora forse ancora troppo soggetti alle più immediate conseguenze di questo avenimento - e queste più immediate conseguenze, le conseguenze per noi, contrariamente a quello che ci si potrebbe aspettare, non sono per nulla tristi e rabbuianti, ma piuttosto come un nuovo genere, difficile a descriversi, di luce, di felicità, di ristoro, di rasserenamento, di incoraggiamento, di aurora ... In realtà noi filosoofi e 'spiriti liberi' , alla notizia che 'il vecchio Dio è morto' ci sentiamo come illuminati dai raggi di una nuova aurora; il nostro cuore ne straripa di riconoscenza, di meraviglia, di presagio, di attesa - finalmente l'orizzonte torna ad apparirci libero ... ogni rischio dell'uomo della conoscenza è di nuovo permesso; il mare, il nostro mare, ci sta ancora aperto dinanzi, forse non vi ancora mai stato un mare così 'aperto'.

Da: Friedrich Nietzsche, La gaia scienza, aforisma 343.

L'Anticristo a Fumetti