Noi incomprensibili. Ci siamo forse mai lamentati di essere fraintesi, misconosciuti, scambiati con altri, calunniati, male ascoltati e inascoltati? Proprio questo è il nostro destino – oh, per lungo tempo ancora! diciamo, per essere modesti, fino al 1901 – è anche il nostro segno distintivo; non ci onoreremmo abbastanza, se ci augurassimo che le cose stessero diversamente. Veniamo scambiati per altri – ciò fa sì che noi stessi si cresca, ci si trasformi continuamente, si facciano cadere vecchie scorze, si cambi pelle a ogni primavera, si diventi sempre più giovani, più di là da venire, più alti, più forti, s’affondi le nostre radici con sempre maggiore potenza nelle profondità – nel male – mentre nello stesso tempo abbracciamo il cielo con amore sempre più grande, sempre più vastamente, suggendone, con tutti i nostri rami e foglie, dentro di noi la luce, sempre più assetati. Noi cresciamo come alberi – questo è difficile a comprendersi, come lo è ogni vita! – non in un solo luogo, ma ovunque, non in una sola direzione, ma sia in alto che in fuori, sia in dentro che in basso; la nostra forza preme a un tempo nel tronco, nei rami, e nelle radici, non c’è più per noi nessuna libertà di fare una qualsiasi cosa isolatamente, di essere ancora una qualsiasi cosa per sé stante…. Così è il nostro destino, si è detto: noi cresciamo in altezza; e posto anche che fosse questa la nostra fatalità – giacché abitiamo sempre più vicino ai fulmini! – ebbene, non per questo la teniamo meno in onore: essa rimane ciò che non vogliamo spartire, non vogliamo comunicare, la fatalità dell’altezza, la nostra fatalità…
Friedrich Nietzschegiovedì 7 gennaio 2021
domenica 6 settembre 2020
Quel che ci possiamo permettere
Quel che ci possiamo permettere. Si può governare i propri istinti come
un giardiniere e, cosa che sono pochi a sapere, si può coltivare i germi
dell’ira, della pietà, del ruminio mentale, della vanità, in maniera tanto
feconda e profittevole come un bel frutteto a spalliera; si può fare tutto
questo col buono o col cattivo gusto di un giardiniere e, per così dire, alla
maniera francese o inglese o olandese o cinese; si può anche lasciar comandare
la natura e limitarsi a curare qua e là un pò di abbellimento
e di pulizia; infine si può anche, senza la minima avvertenza e riflessione,
lasciar crescere le piante nelle loro naturali condizioni favorevoli e
svantaggiose, e permettere che ingaggino tra loro una lotta mortale — sì,
possiamo trovare una nostra gioia in questo rigoglio selvaggio, e proprio
questa gioia è quello che vogliamo, anche se non va disgiunta dalla pena
estrema. Tutto questo ci possiamo permettere: ma quanti sono a saperlo? Non
credono, per lo più, a se stessi, come a compiuti dati di
fatto definitivamente sviluppati? Non hanno grandi filosofi stampato il loro
suggello su questo pregiudizio con la dottrina dell’inalterabilità del
carattere?
Friedrich Nietzsche
da Aurora
aforisma 560
da Aurora
aforisma 560
martedì 25 agosto 2020
25 agosto del 1900 muore Friedrich Nietzsche
la Repubblica - Venerdì, 25 agosto 2000 - pagina 44
di UMBERTO GALIMBERTI
IL TEMPO DELLA MASCHERA
CENTO ANNI FA LA MORTE DEL FILOSOFO Il 25 agosto del 1900, dopo una decennale malattia che lo aveva ridotto al silenzio, moriva il più celebre fra i pensatori controversi In che misura siamo ancora eredi delle sue teorie? Del Novecento previde con chiarezza il sorgere del nichilismo, il crollo del vecchio ordinamento mondiale e la democrazia L' amico e discepolo Peter Gast tenne l' orazione funebre nel cimitero parrocchiale di Rochen dove fu sepolto accanto al padre
Cento anni fa, proprio il 25 agosto 1900, sei settimane prima del suo cinquantaseiesimo compleanno, moriva Friedrich Nietzsche. Durante i precedenti due anni non aveva saputo nulla, sentito nulla, pensato nulla. Per quel che possiamo dire, non sapeva che la madre era morta né che egli si trovava a Weimar. Non sapeva di essere famoso, né che la sua fama poggiava sulla conferma di quasi tutto quello che aveva pensato. Quando morì, non sapeva di vivere da quasi otto mesi nel XX secolo, della cui prossima storia aveva previsto tanto e con tanta chiarezza il secolo del "sorgere del nichilismo" e del crollo del vecchio ordinamento mondiale; la "classica età della guerra" e della "politica su larga scala" che avrebbe tratto le ultime conclusioni della "morte di Dio" e della scomparsa di ogni sanzione per la morale; l' età in cui la democratizzazione dell' Europa centrale avrebbe offerto un "involontario campo di cultura alla tirannia" e in cui gli insegnamenti di Hegel ("la marcia della storia") e di Darwin ("la sopravvivenza dei più forti") sarebbero diventati realtà pratiche e avrebbero ridotto gli individui ad "animali o automi". Il secolo in cui la volontà di potenza, non sublimata e non frenata dalle costrizioni che ancora si imponevano al XIX secolo, si sarebbe impadronita dovunque delle leve del potere, in cui "questo maledetto antisemitismo" avrebbe offerto l' occasione e il movente all' ultimo dei delitti nichilistici, e in cui la sua teoria che "un popolo dalla forte volontà di potenza, privato della soddisfazione esteriore, vorrà la propria distruzione piuttosto che non volere affatto" sarebbe stata dimostrata con terribile compiutezza dalla disperata e tremenda esperienza del Reich. L' amico e "discepolo" Peter Gast, che l' anno precedente, insieme a Elisabeth, sorella di Nietzsche aveva dato inizio alla terza edizione Omnia delle opere del filosofo, tenne l' orazione funebre nel cimitero parrocchiale di Rochen dove Nietzsche veniva sepolto accanto al padre, e, visibilmente commosso, ma anche rivelando quanto poco avesse capito del suo "Maestro", chiuse il suo indirizzo con queste parole "Pace alle tue ceneri! Santo sia il tuo nome a tutte le generazioni future!". In Ecce Homo Nietzsche aveva scritto "Ho una terribile paura che un giorno mi chiameranno Santo". Aveva previsto anche questo. Oggi, a un secolo dalla morte, di tutte le sue profezie vogliamo mettere a fuoco quella per cui Nietzsche è noto a tutti l' annuncio della morte di Dio, del Dio cristiano naturalmente, per cui la morte di Dio significa la fine del Cristianesimo come religione dell' Occidente. Ci accompagna in questa lettura un brevissimo e bellissimo testo di Carlo Angelino, Il "terribile segreto" di Nietzsche (Il Melangolo, pagg. 80, lire 15.000) dove si discute il convincimento di Nietzsche secondo il quale il Cristianesimo è nato ed è morto anche se la sua agonia è durata duemila anni, quando i discepoli di Gesù non hanno perdonato i suoi nemici. L' argomentazione di questa tesi (che troviamo nell' Anticristo, opera scritta lo stesso anno, 1889, in cui Nietzsche cadde nella buia notte della follia), prende le mosse dalla convinzione che per il Cristianesimo "é in sé completamente indifferente il fatto che una cosa sia vera o no, ma è estremamente importante, invece, fino a che punto sia creduta. Così ad esempio, se è insita una felicità nei credenti redenti dal peccato, come premessa di ciò, non è necessario che l' uomo sia peccatore, ma che si senta peccatore" (Anticristo, pagg. 191 dell' edizione Adelphi). In questo modo il Cristianesimo ha sostituito la verità con la fede che qualcosa sia vero. Anzi alla ricerca della verità ha posto un "divieto", e ha sostituito questa, che è la più autentica delle virtù, con le virtù teologali fede, speranza e carità, che sono tre "accorgimenti" a cui il Cristianesimo è ricorso per distogliere l' uomo dalla ricerca della verità, e poterlo così "signoreggiare, addomesticare, dominare". Fu così che il Cristianesimo sostituì alla "lotta contro il dolore", che ritroviamo in ogni religione della natura, la "lotta contro il peccato", concepibile solo di fronte a una legge. Ma dov' è l' origine della legge se non nella casta sacerdotale che la promulga e riesce a imporla? All' inizio non c' era legge nella religione ebraica i cui tratti essenziali erano quelli tipici di ogni religione, dove sono codificati i precetti che regolano il rapporto originario dell' uomo con la natura "Il culto divino era, nell' antichità ebraica, natura, era il vertice della vita, e chiarirne l' altezza e la profondità costituiva il suo significato autentico" (pagina 193). Poi, a seguito della cattività in Babilonia, questa religione andò incontro a un processo di "denaturalizzazione (denaturierung)" e il concetto di dio passò "nelle mani di agitatori sacerdotali" che ne fecero uno strumento di potere sui loro fedeli. Nel Deuteronomio, infatti, emerge la legge, e alle nozioni naturali di causa ed effetto subentrarono le nozioni antinaturali di premio e castigo che facevano riferimento non più "alle condizioni di vita e di sviluppo di un popolo, ma a quell' unica condizione che si oppone alla vita che è la nozione di peccato" (pagina 197). A questo punto i peccati, "che sono caratteristici appigli per l' esercizio del potere, diventano indispensabili. Il prete vive di peccati, per lui è necessario che si pecchi. Principio supremo dio perdona chi fa penitenza - o più chiaramente chi si sottomette al prete - (pagina 198-199). Contro questa impostazione dell' ordine religioso muove la sua azione Gesù, che per Nietzsche non è il "Cristo della fede", ma il "Gesù storico", che i Vangeli presentano come il ribelle che si oppone "a tutto ciò che era ecclesiastico e teologico", una sorta di "santo anarchico", un "delinquente politico" condannato perciò a subire "per colpa sua" la condanna della croce. Alla "negazione della dottrina ecclesiastica ebraica" Gesù affianca l' annuncio della buona novella a cui mancano sia la nozione di colpa che quella di castigo; il peccato come segno di distanza tra l' uomo e dio è eliminato, mentre la beatitudine, che scaturisce dall' innocenza infantile, diventa pratica di vita "La vita di Gesù non è stata nient' altro che questa pratica di vita - anche la sua morte non fu altro. Egli sa che solo con la pratica di vita ci si poteva sentire "divini", "beati", "evangelici", "figli di dio" in qualsiasi momento. Non la penitenza, non la preghiera per il perdono sono le vie che conducono a dio, soltanto la pratica evangelica porta a dio, essa appunto è "dio". Ciò che fu liquidato con l' Evangelo fu l' ebraismo delle nozioni di "peccato", "remissione dei peccati", "fede", "redenzione mediante la fede", l' intera dottrina ecclesiastica ebraica era negata nella "buona novella"" (pagina 208). Ma, prosegue Nietzsche il Vangelo morì sulla croce. Ciò che da quel momento è chiamato "buona novella" o "vangelo" era già l' antitesi di quel che lui aveva vissuto una "cattiva novella" un Dysangelium (pagina 214). Come ha potuto accadere questa metamorfosi che trasformò la pratica di vita di Gesù in una nuova chiesa in tutto simile alla chiesa dell' ebraismo? Accadde, a parere di Nietzsche, ad opera dei discepoli di Gesù che "non perdonarono quella morte - il che sarebbe stato evangelico nel più alto senso; e al perdono subentrò il sentimento meno evangelico, la vendetta. Questa si tradusse nell' innalzare Gesù in una maniera aberrante, di distaccarlo da loro, proprio allo stesso modo con cui una volta gli ebrei, per vendicarsi dei loro nemici, avevano separato da sé il loro Dio e lo avevano portato in alto. Il Dio unico e il figlio unico di Dio entrambi prodotti del risentimento" (pagine 217-218). L' artefice massimo di questa trasformazione del messaggio originario di Gesù fu Paolo "Questo genio dell' odio che, nella visione dell' odio e nella spietata logica dell' odio ereditato dall' istinto sacerdotale ebraico, trasformò la "buona novella" nella peggiore fra tutte. Per questo falsificò la storia di Israele affinché apparisse come la preistoria della sua azione tutti i profeti hanno parlato del suo "redentore". Poi la chiesa falsificò la storia dell' umanità facendone la preistoria del Cristianesimo" (pagine 219-220). Come ogni sacerdote, Paolo aspirava alla potenza e, per ottenerla, si servì della menzogna "Quel che lui stesso non credeva, gli idioti, tra cui egli gettò la sua dottrina, lo credettero; così riuscì a realizzare la tirannia dei sacerdoti, per formare delle mandrie la fede nell' immortalità - vale a dire la dottrina del "giudizio"" (pagina 220). Oggi, alla luce della morte di Dio, scrive Nietzsche è indecoroso essere cristiani; un teologo, un prete, il papa, non soltanto errano, ma mentono in ogni frase che proferiscono; anche il prete sa che Dio non esiste, che non c' è nessun peccatore, nessun redentore", perciò, recita l' ultima pagina dell' Anticristo "Sono giunto alla conclusione ed esprimo il mio giudizio. Io condanno il cristianesimo, levo contro la chiesa cristiana la più tremenda di tutte le accuse che siano mai state sulla lingua di un accusatore. Essa è per me la massima di tutte le corruzioni immaginabili; essa ha avuto la volontà dell' estrema corruzione possibile. La chiesa cristiana non lasciò nulla di intatto nel suo pervertimento, essa ha fatto di ogni valore un disvalore, di ogni verità una menzogna, di ogni onestà un' abiezione dell' anima. Computiamo il tempo di quel dies nefastus con cui ebbe inizio questa fatalità - dal primo giorno del cristianesimo! E perché non invece dal suo ultimo giorno? - da oggi? Trasvalutazione di tutti i valori" (pagine 260-261). Qui il riferimento di Nietzsche non è solo ai valori cristiani, ma anche ai valori metafisici che, inaugurati dal platonismo, per duemila anni hanno dominato la cultura dell' Occidente. Lo scetticismo radicale che erode le fondamenta metafisiche e cristiane della cultura occidentale, a parere di Nietzsche, va portato fino in fondo, affinché l' umanità futura sappia creare un "nuovo Dio" che Nietzsche indica in Dioniso, contrapposto non più ad Apollo, come nell' antica Grecia, ma al Crocefisso. Quindi un Dio della natura e della gioia di vivere, nei limiti che la natura concede, contro il Dio della trascendenza e della glorificazione della sofferenza che abita quel "mondo dietro il mondo" che Platone da un lato e il cristianesimo dall' altro hanno inaugurato. Ma "la menzogna bimillenaria", come la chiama Nietzsche, è ormai alla fine. E la sua fine coinciderà con la fine di un tipo d' uomo, quello cresciuto sui valori cristiani, che attende di essere superato da un nuovo tipo d' uomo, capace di liberare tutte le possibili risorse umane finora trattenute sotto il giogo di chi aveva la pretesa di parlare in nome di Dio. Con questo messaggio si è chiusa la vita di Nietzsche e con essa la sua filosofia dell' avvenire con l' indicazione profetica della laicizzazione dell' Occidente che il XX secolo ha registrato come tratto tipico della sua fisionomia.
venerdì 10 luglio 2020
La buona e la cattiva natura
La buona e la cattiva natura. Gli uomini hanno cominciato
col trasporre fittiziamente se stessi nella natura: vedevano ovunque se stessi
e i loro simili, cioè i loro sentimenti malvagi e bizzarri, come occultati tra
nubi, temporali, animali da preda, alberi e piante; inventarono allora la
«natura malvagia ». Ed ecco che venne un tempo in cui ancora fittiziamente
estromisero se stessi dalla natura, il tempo di Rousseau: si era così sazi
l’uno dell’altro che si voleva assolutamente avere un angolo del mondo in cui
l’uomo non potesse giungere con il suo tormento: si inventò la « natura buona ».
Friedrich Nietzsche
Da “Aurora”
aforisma 17
aforisma 17
giovedì 11 giugno 2020
L'Anticristo -| Friedrich Nietzsche
Il luogo maledetto dove il cristianesimo ha covato le sue uova di basilisco sia raso al suolo e atterrisca tutta la posterità, in quanto luogo nefando della terra. Vi si allevino serpenti velenosi.
mercoledì 10 giugno 2020
Non abbiamo bisogno di andare oltre
Se l’intelletto è di nuovo fuori gioco, allora non sarà accaduto nulla? In
un tempo in cui l’arsenale delle macchine di morte, che non può più dominare
ogni singolo intelletto, ha ricoperto con lividi sanguinosi il volto di tutto
il pianeta e in breve avrà sterminato l’ultimo di tutti i generi di animali che
non sono protetti per i combattimenti, dove le immense città ricoperte di filo
metallico sembrano oasi sempre più insicure all’interno di un deserto che
continua a espandersi sulla superficie della terra, nella quale la
sopravvivenza dell’ ultimo albero della foresta vergine è solo ancora questione
di pochi anni, dove l’umanità di una volta, l’umanità dei templi, dei culti,
delle immagini divine, assassinata dai colpi della “civilizzazione” [Zivilisation],
giace negli spasimi della morte e con essa sparisce tutto inarrestabilmente,
anche se alcuni affaristi cercano di salvare ancora per un po’ di tempo le
mummie nei musei e i libri illustrati in tale tempo un pensatore che sentiva e
conosceva questo sentimento fin nel profondo ci dice che l’intelletto, quando
sarà di nuovo estinto, avrà abbandonato il mondo come lo aveva trovato
all’inizio: è un controsenso così orrendo che si debba dubitare dell’intelletto
di questo pensatore, se si fosse così ciechi da non riconoscere in esso la
“paurosa” violenza della cattiva volontà, che attenua il significato della
profezia smascherante del veggente sui “falsi minuti della storia universale”,
mentre egli li presenta come un gioco di prestigio superficiale e confuso che,
per così dire, scivola veloce davanti alla realtà. E qui e là questa volontà
emerge e manifesta attraverso Nietzsche i suoi terribili trionfi: «Hybris è
oggi tutta la nostra posizione rispetto alla natura — si
dice in Genealogia della morale — la nostra violentazione
della natura con l’aiuto delle macchine e della tanto spensierata inventiva dei
tecnici e degli ingegneri; hybris è la nostra posizione di fronte a Dio [...] hybris
è la nostra posizione di fronte a noi; giacché eseguiamo esperimenti su di noi [...] e
soddisfatti e curiosi dissertiamo l’anima tagliando nella viva carne».
Non abbiamo bisogno di andare oltre.
Ludwig Klages
Nietzsche e le sue conquiste psicologiche
Mimes, 2006
Pagina 224
giovedì 4 giugno 2020
Ma neppure nascondere le proprie virtù
Ma neppure nascondere le proprie virtù. Amo gli uomini che sono come
acque trasparenti e che, per dirla con Pope, «lasciano intravvedere le impurità
sul fondo del loro fiume». Ma anche per essi c’è pure una vanità, senza dubbio
di rara e sublimata natura: alcuni di loro vogliono che si guardino appunto
solo le impurità senza badare alla trasparenza dell’acqua che rende questo
possibile. Nientemeno che Gotama Buddha ha ideato la vanità di questi pochi, con
la formula: «Fate vedere alla gente i vostri peccati e nascondete le vate virtù
! ». Ma questo non significa dare un buono spettacolo al mondo
— è un peccato contro il buon gusto.
Friedrich Nietzsche
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