sabato 27 maggio 2023

Non posso dire che Nietzsche

Nietzsche

The Ethics of an Immoralist

Peter Berkowitz

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Non posso dire che Nietzsche stesso abbia compreso Così parlò Zarathustra esattamente come io lo interpreto, ovvero come una critica bruciante dei difetti strutturali contenuti nelle fondamenta stesse della ricerca di Zarathustra per la conoscenza suprema, la libertà e il dominio. Chi può guardare nella mente di Nietzsche? Ognuno di noi può tuttavia esplorare l'opera che Nietzsche ci ha lasciato. Sostengo che la mia lettura sia governata dal dramma e dalla struttura generale di Zarathustra e coerente con le affermazioni più sorprendenti di Nietzsche sulla relazione tra Zarathustra e le sue altre opere. Inoltre, il mio resoconto identifica temi metafisici ed etici che, come ho argomentato nei capitoli precedenti, sono centrali nelle storie di Nietzsche. E il mio resoconto mostra come la competizione di estremi che si svolge in quelle storie sia spinta a un livello più fondamentale nell'opera che Nietzsche stesso ha affermato essere la sua più profonda e lungimirante. Infine, come mostrerò nel Capitolo 9, il mio resoconto dell'abbandono da parte di Zarathustra della sua "più alta speranza" è fortemente supportato dall'abbandono discreto di Nietzsche in Oltre il bene e il male della sua seconda concezione del tipo più alto, il filosofo del futuro.


Nella mia lettura, la notevole realizzazione di Così parlò Zarathustra è quella di esporre un quadro coerente e persuasivo dell'incoerenza e dell'incapacità di realizzazione delle più alte speranze di Zarathustra. È difficile dire se Zarathustra arrivi a realizzare pienamente l'incoerenza e l'incapacità di realizzazione della sua nuova etica sulla base di ciò che dice e fa. Ma l'incertezza su questa questione non comporta ambiguità ovunque.


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sabato 20 maggio 2023

La valutazione dell'insegnamento pratico di Zarathustra

Nietzsche

The Ethics of an Immoralist

Peter Berkowitz

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La valutazione dell'insegnamento pratico di Zarathustra dipende dalla distinzione tra l'enorme significato che egli audacemente attribuisce alla sua nuova dispensazione e le ricorrenti battute d'arresto, l'auto-inganno e la miseria che dominano le sue avventure. C'è una discrepanza tra le affermazioni di saggezza di Zarathustra e la sua dimostrazione di comportamenti sciocchi, imprudenti ed isterici. C'è una sproporzione tra le sue speranze per un nuovo tipo di uomo e i suoi sfortunati sforzi per reclutare ed istruire i potenziali superuomini. C'è una disparità tra la libertà dal passato che annuncia come suo obiettivo e le limitazioni ineliminabili alla libertà contro cui inciampa mentre cerca di potenziare la volontà creativa per comandare il tempo. E c'è uno squilibrio fatale tra il peso che la dottrina dell'eterno ritorno può sostenere e il lavoro effettivo che gli assegna. Si tradisce Zarathustra, molto nello stile dei suoi adulatori, non distinguendo tra le sue seducenti affermazioni e i suoi effettivi risultati, le sue grandi promesse e i suoi veri successi.


La grande lacuna tra l'aspettativa e l'esperienza, la parola e l'azione, la teoria e la pratica che pervade Così parlò Zarathustra costituisce un indizio decisivo per il significato della dottrina di Zarathustra e la portata dell'opera di Nietzsche. Le conclusioni della teoria e le lezioni dell'esperienza convergono nelle avventure tragicomiche di Zarathustra. L'incoerenza che mina l'insegnamento di Zarathustra è, nella poesia filosofica di Nietzsche, amplificata, portata alla vita e infusa con un senso umano. Una conseguenza importante della decisione di Nietzsche di esplorare le questioni fondamentali della filosofia morale e politica attraverso il medium del dramma è quella di produrre una vivida immagine della disintegrazione del giudizio, della perdita di dignità, dell'allontanamento dai legami umani, del sacrificio dell'integrità intellettuale e della vittimizzazione da parte di un orgoglio insaziabile che risulta, indipendentemente dalla nobiltà fondamentale dell'impulso originale, quando la volontà è assegnata alla posizione di comando nell'anima. Va immediatamente aggiunto che la bancarotta del governo della volontà non sarebbe né vivida né convincente se non fosse per la coscienza intellettuale che spinge Zarathustra a farsi dio.


(...)


sabato 13 maggio 2023

L'inizio dell'educazione politica di Zarathustra

Nietzsche

The Ethics of an Immoralist

Peter Berkowitz


citazione: 

L'inizio dell'educazione politica di Zarathustra: Così parlò Zarathustra (Prologo)


Gli sforzi di Nietzsche per venire a patti con il significato morale della morte di Dio, i suoi utilizzi e svantaggi per la vita, portano alle fondamenta e all'apice del suo pensiero. Criticando l'insegnamento della filosofia nelle università del suo tempo, annunciò il suo criterio per determinare l'autorità di un insegnamento filosofico: "L'unica critica di una filosofia che sia possibile e che dimostri qualcosa, cioè cercare di vedere se si può vivere in accordo con essa, non è mai stata insegnata nelle università: tutto ciò che è stato insegnato è una critica delle parole mediante altre parole" (SE 8, p. 187). Nietzsche, come mai altrove, mette alla prova la sua filosofia in Così parlò Zarathustra. Drammatizzando il tentativo di vivere il tipo di vita più alto, i discorsi e le azioni di Zarathustra chiariscono le gravi e radicali implicazioni pratiche che derivano, e i difetti teorici che si insinuano, nelle convinzioni fondamentali di Nietzsche.


Certamente, Zarathustra è un'opera segnata da una trama diffusa, discorsi ripetitivi e immagini oscure. Tuttavia, Nietzsche stesso ne garantì la singolare importanza, dichiarandola la sua opera più profonda e lungimirante. Credo che questo giudizio sia equo, poiché Zarathustra, più implacabilmente delle sue storie e Oltre il bene e il male, rivela gli ostacoli al supremo dominio richiesto dalla nuova etica di Nietzsche. In effetti, il racconto di Così parlò Zarathustra costituisce un grave atto d'accusa, dal punto di vista delle convinzioni che Nietzsche stesso aveva caro, delle sue stesse idee sulla relazione tra conoscenza, libertà e dominio nel raggiungimento dell'eccellenza umana.


Nello studiare i discorsi e le azioni di Zarathustra, il buon senso impone che la fascinazione per lo stile multiforme di Nietzsche non oscuri le sue carenze, errori e insuccessi, che dovrebbero essere esaminati e messi in prospettiva non meno dei suoi meriti, intuizioni e trionfi. La considerazione dei vizi che egli manifesta nell'azione è altrettanto importante per giungere a una valutazione ragionata del suo insegnamento, quanto un'indagine sulle virtù che egli esalta nella parola. La sua atroce incapacità come oratore e la sua deludente ricerca di discepoli richiedono una riflessione insieme alla sua coraggiosa rifiutazione del bisogno di seguaci e compagni e alle sue polemiche taglienti rivolte contro le vite opache di coloro che vivono nel crepuscolo del cristianesimo. 


domenica 7 maggio 2023

Nietzsche: L'etica di un immoralista

Nietzsche

The Ethics of an Immoralist

Peter Berkowitz


Una volta considerato un critico conservatore della cultura, poi reclutato dai teorici della corte del nazismo, Nietzsche è diventato venerato dai pensatori postmoderni come uno dei loro padri fondatori, un profeta della liberazione umana che ha rivelato il carattere prospettico di ogni conoscenza e si è staccato radicalmente dalle forme tradizionali di moralità e filosofia. In "Nietzsche: L'etica di un immoralista", Peter Berkowitz sfida questa nuova ortodossia, sostenendo che essa produce un'immagine unidimensionale delle esplorazioni filosofiche di Nietzsche e tralascia gran parte di ciò che è provocatorio e problematico nel suo pensiero. Berkowitz sostiene che il pensiero di Nietzsche è radicato in opinioni estreme e conflittuali sulla metafisica e la natura umana. Scoprendo una profonda unità nel lavoro di Nietzsche esplorando la struttura e il movimento argomentativo di una vasta gamma dei suoi libri, Berkowitz mostra che Nietzsche è un filosofo morale e politico nel senso socratico la cui domanda governante è "Qual è la migliore vita?" Nietzsche, sostiene Berkowitz, presenta un'etica severa e aristocratica, un'etica della creatività, che esige che i pochi esseri umani capaci acquisiscano una comprensione fondamentale e raggiungano la padronanza totale del mondo. Seguendo il percorso del pensiero di Nietzsche, Berkowitz mostra che questa padronanza, che rappresenta una forma suprapolitica di governo e comporta una radicale denigrazione della vita politica, non è né desiderabile né raggiungibile dal punto di vista di Nietzsche stesso.





lunedì 1 maggio 2023

Nietzsche

Nietzsche

Philosopher, Psychologist, Antichrist

Walter A. Kaufmann


Questo classico è il punto di riferimento con cui si misurano tutti i libri moderni su Nietzsche. Quando Walter Kaufmann lo scrisse subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, la maggior parte degli studiosi al di fuori della Germania vedeva Nietzsche come parte matto, parte proto-nazista e quasi completamente non filosofico. Kaufmann riabilitò Nietzsche quasi da solo, presentando le sue opere come uno dei grandi successi della filosofia occidentale.


In risposta ai potenti miti e contro-miti che si erano diffusi intorno a Nietzsche, Kaufmann offrì un resoconto paziente e imparziale della sua vita e delle sue opere, e dei usi e abusi cui le generazioni successive avevano sottoposto le sue idee. Senza ignorare o minimizzare la bruttezza di molte delle affermazioni di Nietzsche, le collocò nel contesto del suo lavoro nel suo insieme e degli esempi contrari che una lettura responsabile dei suoi libri aveva prodotto. In modo più positivo, presentò le idee di Nietzsche sul potere come uno dei grandi successi della filosofia moderna, sostenendo che la sua concezione della "volontà di potenza" non era una scusa grezza per l'autoaffermazione spietata ma doveva essere collegata alle altrettanto profonde idee di Nietzsche sulla sublimazione. Presentò inoltre Nietzsche come un pioniere della psicologia moderna e sostenne che una chiave per comprendere la sua filosofia complessiva è vederla come una reazione contro il cristianesimo.





abisso

 Abisso. Letteralmente, "ciò che non ha fine, limite o (soprattutto) fondo". Così l'"abisso dell'essere" o "abisso delle cose" per descrivere la mancanza di qualcosa di fisso e simile a una cosa nella concezione dionisiaca del reale, che si pensa come sottostante al regno delle cose apparenti. "Abgrund" in tedesco significa anche "fondo" nel senso di "ragione" (come in "quali sono le tue ragioni per sostenere ciò?"); quindi "Abgrund" può significare mancanza di giustificazione, legittimità o senso. Così anche "abisso della ragione", soprattutto in relazione a Kant.  spesso associa l'abisso alla Sfinge, che si suicidò gettandosi da un luogo alto dopo che Edipo risolse con successo l'enigma. L'idea sembra essere che certe domande, o certi percorsi di indagine filosofica, siano loro stessi abissi perché inducono a lasciare ogni solida base intellettuale o morale alle spalle e rappresentano quindi un qualche tipo di pericolo (ad esempio, l'"abisso della barbarie" descritto in "Concorso di Omero", l'abisso di "coscienza scientifica". L'idea dell'eterna ricorrenza è un "pensiero profondo come un abisso", che rappresenta un pericolo di autodistruzione; allo stesso modo, il pensiero della morte di Dio è un tale abisso, o la tentazione di pietà e quindi all'abbandono dei propri ideali. Ecco perché, quando si guarda nell'abisso, l'abisso guarda indietro: cioè, la risposta all'abisso è molto importante. Si guarda all'abisso con orgoglio, si vedono l'abisso e la propria vetta come una cosa sola? Cioè, si può vedere il riconoscimento dell'abisso e la sua affermazione come un'impresa?


sabato 3 dicembre 2022

L'Italia di Nietzsche

L'Italia di Nietzsche



Tilmann Buddensieg


libri Scheiwiller, Milano, 2006


Come si è spesso affermato, le difficoltà alla vista impedirono a Nietzsche di visitare con particolare assiduità musei, gallerie o monumenti; inoltre, il suo forte legame con la musica lo induceva a porre in secondo piano le arti figurative. Eppure Buddensieg, nelle pagine di questo libro, invita a riconsiderare queste interpretazioni sin troppo consolidate partendo da ciò che il filosofo ha scritto nelle sue opere e nelle tante lettere indirizzate agli amici e alla famiglia. I luoghi in cui Nietzsche ha soggiornato, più o meno a lungo, una o più volte - Napoli e Sorrento, Genova, Roma, Venezia, Nizza (ormai francese) e Torino - scandiscono il ritmo di questo volume, da cui emergono interessanti indicazioni sulla biografia e sullo sviluppo intellettuale del filosofo e, soprattutto, un legame più profondo di quanto finora si pensasse con l'ambiente italiano.



giovedì 7 gennaio 2021

Noi incomprensibili

 Noi incomprensibili. Ci siamo forse mai lamentati di essere fraintesi, misconosciuti, scambiati con altri, calunniati, male ascoltati e inascoltati? Proprio questo è il nostro destino – oh, per lungo tempo ancora! diciamo, per essere modesti, fino al 1901 – è anche il nostro segno distintivo; non ci onoreremmo abbastanza, se ci augurassimo che le cose stessero diversamente. Veniamo scambiati per altri – ciò fa sì che noi stessi si cresca, ci si trasformi continuamente, si facciano cadere vecchie scorze, si cambi pelle a ogni primavera, si diventi sempre più giovani, più di là da venire, più alti, più forti, s’affondi le nostre radici con sempre maggiore potenza nelle profondità – nel male – mentre nello stesso tempo abbracciamo il cielo con amore sempre più grande, sempre più vastamente, suggendone, con tutti i nostri rami e foglie, dentro di noi la luce, sempre più assetati. Noi cresciamo come alberi – questo è difficile a comprendersi, come lo è ogni vita! – non in un solo luogo, ma ovunque, non in una sola direzione, ma sia in alto che in fuori, sia in dentro che in basso; la nostra forza preme a un tempo nel tronco, nei rami, e nelle radici, non c’è più per noi nessuna libertà di fare una qualsiasi cosa isolatamente, di essere ancora una qualsiasi cosa per sé stante…. Così è il nostro destino, si è detto: noi cresciamo in altezza; e posto anche che fosse questa la nostra fatalità – giacché abitiamo sempre più vicino ai fulmini! – ebbene, non per questo la teniamo meno in onore: essa rimane ciò che non vogliamo spartire, non vogliamo comunicare, la fatalità dell’altezza, la nostra fatalità…

Friedrich Nietzsche

domenica 6 settembre 2020

Quel che ci possiamo permettere


Quel che ci possiamo permettere. Si può governare i propri istinti come un giardiniere e, cosa che sono pochi a sapere, si può coltivare i germi dell’ira, della pietà, del ruminio mentale, della vanità, in maniera tanto feconda e profittevole come un bel frutteto a spalliera; si può fare tutto questo col buono o col cattivo gusto di un giardiniere e, per così dire, alla maniera francese o inglese o olandese o cinese; si può anche lasciar comandare la natura e limitarsi a curare qua e là un pò di abbellimento e di pulizia; infine si può anche, senza la minima avvertenza e riflessione, lasciar crescere le piante nelle loro naturali condizioni favorevoli e svantaggiose, e permettere che ingaggino tra loro una lotta mortale — sì, possiamo trovare una nostra gioia in questo rigoglio selvaggio, e proprio questa gioia è quello che vogliamo, anche se non va disgiunta dalla pena estrema. Tutto questo ci possiamo permettere: ma quanti sono a saperlo? Non credono, per lo più, a se stessi, come a compiuti dati di fatto definitivamente sviluppati? Non hanno grandi filosofi stampato il loro suggello su questo pregiudizio con la dottrina dell’inalterabilità del carattere?

Friedrich Nietzsche
da Aurora
aforisma 560


martedì 25 agosto 2020

25 agosto del 1900 muore Friedrich Nietzsche

la Repubblica - Venerdì, 25 agosto 2000 - pagina 44
di UMBERTO GALIMBERTI

IL TEMPO DELLA MASCHERA

CENTO ANNI FA LA MORTE DEL FILOSOFO Il 25 agosto del 1900, dopo una decennale malattia che lo aveva ridotto al silenzio, moriva il più celebre fra i pensatori controversi In che misura siamo ancora eredi delle sue teorie? Del Novecento previde con chiarezza il sorgere del nichilismo, il crollo del vecchio ordinamento mondiale e la democrazia L' amico e discepolo Peter Gast tenne l' orazione funebre nel cimitero parrocchiale di Rochen dove fu sepolto accanto al padre

Cento anni fa, proprio il 25 agosto 1900, sei settimane prima del suo cinquantaseiesimo compleanno, moriva Friedrich Nietzsche. Durante i precedenti due anni non aveva saputo nulla, sentito nulla, pensato nulla. Per quel che possiamo dire, non sapeva che la madre era morta né che egli si trovava a Weimar. Non sapeva di essere famoso, né che la sua fama poggiava sulla conferma di quasi tutto quello che aveva pensato. Quando morì, non sapeva di vivere da quasi otto mesi nel XX secolo, della cui prossima storia aveva previsto tanto e con tanta chiarezza il secolo del "sorgere del nichilismo" e del crollo del vecchio ordinamento mondiale; la "classica età della guerra" e della "politica su larga scala" che avrebbe tratto le ultime conclusioni della "morte di Dio" e della scomparsa di ogni sanzione per la morale; l' età in cui la democratizzazione dell' Europa centrale avrebbe offerto un "involontario campo di cultura alla tirannia" e in cui gli insegnamenti di Hegel ("la marcia della storia") e di Darwin ("la sopravvivenza dei più forti") sarebbero diventati realtà pratiche e avrebbero ridotto gli individui ad "animali o automi". Il secolo in cui la volontà di potenza, non sublimata e non frenata dalle costrizioni che ancora si imponevano al XIX secolo, si sarebbe impadronita dovunque delle leve del potere, in cui "questo maledetto antisemitismo" avrebbe offerto l' occasione e il movente all' ultimo dei delitti nichilistici, e in cui la sua teoria che "un popolo dalla forte volontà di potenza, privato della soddisfazione esteriore, vorrà la propria distruzione piuttosto che non volere affatto" sarebbe stata dimostrata con terribile compiutezza dalla disperata e tremenda esperienza del Reich. L' amico e "discepolo" Peter Gast, che l' anno precedente, insieme a Elisabeth, sorella di Nietzsche aveva dato inizio alla terza edizione Omnia delle opere del filosofo, tenne l' orazione funebre nel cimitero parrocchiale di Rochen dove Nietzsche veniva sepolto accanto al padre, e, visibilmente commosso, ma anche rivelando quanto poco avesse capito del suo "Maestro", chiuse il suo indirizzo con queste parole "Pace alle tue ceneri! Santo sia il tuo nome a tutte le generazioni future!". In Ecce Homo Nietzsche aveva scritto "Ho una terribile paura che un giorno mi chiameranno Santo". Aveva previsto anche questo. Oggi, a un secolo dalla morte, di tutte le sue profezie vogliamo mettere a fuoco quella per cui Nietzsche è noto a tutti l' annuncio della morte di Dio, del Dio cristiano naturalmente, per cui la morte di Dio significa la fine del Cristianesimo come religione dell' Occidente. Ci accompagna in questa lettura un brevissimo e bellissimo testo di Carlo Angelino, Il "terribile segreto" di Nietzsche (Il Melangolo, pagg. 80, lire 15.000) dove si discute il convincimento di Nietzsche secondo il quale il Cristianesimo è nato ed è morto anche se la sua agonia è durata duemila anni, quando i discepoli di Gesù non hanno perdonato i suoi nemici. L' argomentazione di questa tesi (che troviamo nell' Anticristo, opera scritta lo stesso anno, 1889, in cui Nietzsche cadde nella buia notte della follia), prende le mosse dalla convinzione che per il Cristianesimo "é in sé completamente indifferente il fatto che una cosa sia vera o no, ma è estremamente importante, invece, fino a che punto sia creduta. Così ad esempio, se è insita una felicità nei credenti redenti dal peccato, come premessa di ciò, non è necessario che l' uomo sia peccatore, ma che si senta peccatore" (Anticristo, pagg. 191 dell' edizione Adelphi). In questo modo il Cristianesimo ha sostituito la verità con la fede che qualcosa sia vero. Anzi alla ricerca della verità ha posto un "divieto", e ha sostituito questa, che è la più autentica delle virtù, con le virtù teologali fede, speranza e carità, che sono tre "accorgimenti" a cui il Cristianesimo è ricorso per distogliere l' uomo dalla ricerca della verità, e poterlo così "signoreggiare, addomesticare, dominare". Fu così che il Cristianesimo sostituì alla "lotta contro il dolore", che ritroviamo in ogni religione della natura, la "lotta contro il peccato", concepibile solo di fronte a una legge. Ma dov' è l' origine della legge se non nella casta sacerdotale che la promulga e riesce a imporla? All' inizio non c' era legge nella religione ebraica i cui tratti essenziali erano quelli tipici di ogni religione, dove sono codificati i precetti che regolano il rapporto originario dell' uomo con la natura "Il culto divino era, nell' antichità ebraica, natura, era il vertice della vita, e chiarirne l' altezza e la profondità costituiva il suo significato autentico" (pagina 193). Poi, a seguito della cattività in Babilonia, questa religione andò incontro a un processo di "denaturalizzazione (denaturierung)" e il concetto di dio passò "nelle mani di agitatori sacerdotali" che ne fecero uno strumento di potere sui loro fedeli. Nel Deuteronomio, infatti, emerge la legge, e alle nozioni naturali di causa ed effetto subentrarono le nozioni antinaturali di premio e castigo che facevano riferimento non più "alle condizioni di vita e di sviluppo di un popolo, ma a quell' unica condizione che si oppone alla vita che è la nozione di peccato" (pagina 197). A questo punto i peccati, "che sono caratteristici appigli per l' esercizio del potere, diventano indispensabili. Il prete vive di peccati, per lui è necessario che si pecchi. Principio supremo dio perdona chi fa penitenza - o più chiaramente chi si sottomette al prete - (pagina 198-199). Contro questa impostazione dell' ordine religioso muove la sua azione Gesù, che per Nietzsche non è il "Cristo della fede", ma il "Gesù storico", che i Vangeli presentano come il ribelle che si oppone "a tutto ciò che era ecclesiastico e teologico", una sorta di "santo anarchico", un "delinquente politico" condannato perciò a subire "per colpa sua" la condanna della croce. Alla "negazione della dottrina ecclesiastica ebraica" Gesù affianca l' annuncio della buona novella a cui mancano sia la nozione di colpa che quella di castigo; il peccato come segno di distanza tra l' uomo e dio è eliminato, mentre la beatitudine, che scaturisce dall' innocenza infantile, diventa pratica di vita "La vita di Gesù non è stata nient' altro che questa pratica di vita - anche la sua morte non fu altro. Egli sa che solo con la pratica di vita ci si poteva sentire "divini", "beati", "evangelici", "figli di dio" in qualsiasi momento. Non la penitenza, non la preghiera per il perdono sono le vie che conducono a dio, soltanto la pratica evangelica porta a dio, essa appunto è "dio". Ciò che fu liquidato con l' Evangelo fu l' ebraismo delle nozioni di "peccato", "remissione dei peccati", "fede", "redenzione mediante la fede", l' intera dottrina ecclesiastica ebraica era negata nella "buona novella"" (pagina 208). Ma, prosegue Nietzsche il Vangelo morì sulla croce. Ciò che da quel momento è chiamato "buona novella" o "vangelo" era già l' antitesi di quel che lui aveva vissuto una "cattiva novella" un Dysangelium (pagina 214). Come ha potuto accadere questa metamorfosi che trasformò la pratica di vita di Gesù in una nuova chiesa in tutto simile alla chiesa dell' ebraismo? Accadde, a parere di Nietzsche, ad opera dei discepoli di Gesù che "non perdonarono quella morte - il che sarebbe stato evangelico nel più alto senso; e al perdono subentrò il sentimento meno evangelico, la vendetta. Questa si tradusse nell' innalzare Gesù in una maniera aberrante, di distaccarlo da loro, proprio allo stesso modo con cui una volta gli ebrei, per vendicarsi dei loro nemici, avevano separato da sé il loro Dio e lo avevano portato in alto. Il Dio unico e il figlio unico di Dio entrambi prodotti del risentimento" (pagine 217-218). L' artefice massimo di questa trasformazione del messaggio originario di Gesù fu Paolo "Questo genio dell' odio che, nella visione dell' odio e nella spietata logica dell' odio ereditato dall' istinto sacerdotale ebraico, trasformò la "buona novella" nella peggiore fra tutte. Per questo falsificò la storia di Israele affinché apparisse come la preistoria della sua azione tutti i profeti hanno parlato del suo "redentore". Poi la chiesa falsificò la storia dell' umanità facendone la preistoria del Cristianesimo" (pagine 219-220). Come ogni sacerdote, Paolo aspirava alla potenza e, per ottenerla, si servì della menzogna "Quel che lui stesso non credeva, gli idioti, tra cui egli gettò la sua dottrina, lo credettero; così riuscì a realizzare la tirannia dei sacerdoti, per formare delle mandrie la fede nell' immortalità - vale a dire la dottrina del "giudizio"" (pagina 220). Oggi, alla luce della morte di Dio, scrive Nietzsche è indecoroso essere cristiani; un teologo, un prete, il papa, non soltanto errano, ma mentono in ogni frase che proferiscono; anche il prete sa che Dio non esiste, che non c' è nessun peccatore, nessun redentore", perciò, recita l' ultima pagina dell' Anticristo "Sono giunto alla conclusione ed esprimo il mio giudizio. Io condanno il cristianesimo, levo contro la chiesa cristiana la più tremenda di tutte le accuse che siano mai state sulla lingua di un accusatore. Essa è per me la massima di tutte le corruzioni immaginabili; essa ha avuto la volontà dell' estrema corruzione possibile. La chiesa cristiana non lasciò nulla di intatto nel suo pervertimento, essa ha fatto di ogni valore un disvalore, di ogni verità una menzogna, di ogni onestà un' abiezione dell' anima. Computiamo il tempo di quel dies nefastus con cui ebbe inizio questa fatalità - dal primo giorno del cristianesimo! E perché non invece dal suo ultimo giorno? - da oggi? Trasvalutazione di tutti i valori" (pagine 260-261). Qui il riferimento di Nietzsche non è solo ai valori cristiani, ma anche ai valori metafisici che, inaugurati dal platonismo, per duemila anni hanno dominato la cultura dell' Occidente. Lo scetticismo radicale che erode le fondamenta metafisiche e cristiane della cultura occidentale, a parere di Nietzsche, va portato fino in fondo, affinché l' umanità futura sappia creare un "nuovo Dio" che Nietzsche indica in Dioniso, contrapposto non più ad Apollo, come nell' antica Grecia, ma al Crocefisso. Quindi un Dio della natura e della gioia di vivere, nei limiti che la natura concede, contro il Dio della trascendenza e della glorificazione della sofferenza che abita quel "mondo dietro il mondo" che Platone da un lato e il cristianesimo dall' altro hanno inaugurato. Ma "la menzogna bimillenaria", come la chiama Nietzsche, è ormai alla fine. E la sua fine coinciderà con la fine di un tipo d' uomo, quello cresciuto sui valori cristiani, che attende di essere superato da un nuovo tipo d' uomo, capace di liberare tutte le possibili risorse umane finora trattenute sotto il giogo di chi aveva la pretesa di parlare in nome di Dio. Con questo messaggio si è chiusa la vita di Nietzsche e con essa la sua filosofia dell' avvenire con l' indicazione profetica della laicizzazione dell' Occidente che il XX secolo ha registrato come tratto tipico della sua fisionomia.

venerdì 10 luglio 2020

La buona e la cattiva natura


La buona e la cattiva natura. Gli uomini hanno cominciato col trasporre fittiziamente se stessi nella natura: vedevano ovunque se stessi e i loro simili, cioè i loro sentimenti malvagi e bizzarri, come occultati tra nubi, temporali, animali da preda, alberi e piante; inventarono allora la «natura malvagia ». Ed ecco che venne un tempo in cui ancora fittiziamente estromisero se stessi dalla natura, il tempo di Rousseau: si era così sazi l’uno dell’altro che si voleva assolutamente avere un angolo del mondo in cui l’uomo non potesse giungere con il suo tormento: si inventò la « natura buona ».

Friedrich Nietzsche
Da “Aurora”
aforisma 17

giovedì 11 giugno 2020

L'Anticristo -| Friedrich Nietzsche

Il luogo maledetto dove il cristianesimo ha covato le sue uova di basilisco sia raso al suolo e atterrisca tutta la posterità, in quanto luogo nefando della terra. Vi si allevino serpenti velenosi.

mercoledì 10 giugno 2020

Non abbiamo bisogno di andare oltre


Se l’intelletto è di nuovo fuori gioco, allora non sarà accaduto nulla? In un tempo in cui l’arsenale delle macchine di morte, che non può più dominare ogni singolo intelletto, ha ricoperto con lividi sanguinosi il volto di tutto il pianeta e in breve avrà sterminato l’ultimo di tutti i generi di animali che non sono protetti per i combattimenti, dove le immense città ricoperte di filo metallico sembrano oasi sempre più insicure all’interno di un deserto che continua a espandersi sulla superficie della terra, nella quale la sopravvivenza dell’ ultimo albero della foresta vergine è solo ancora questione di pochi anni, dove l’umanità di una volta, l’umanità dei templi, dei culti, delle immagini divine, assassinata dai colpi della “civilizzazione” [Zivilisation], giace negli spasimi della morte e con essa sparisce tutto inarrestabilmente, anche se alcuni affaristi cercano di salvare ancora per un po’ di tempo le mummie nei musei e i libri illustrati in tale tempo un pensatore che sentiva e conosceva questo sentimento fin nel profondo ci dice che l’intelletto, quando sarà di nuovo estinto, avrà abbandonato il mondo come lo aveva trovato all’inizio: è un controsenso così orrendo che si debba dubitare dell’intelletto di questo pensatore, se si fosse così ciechi da non riconoscere in esso la “paurosa” violenza della cattiva volontà, che attenua il significato della profezia smascherante del veggente sui “falsi minuti della storia universale”, mentre egli li presenta come un gioco di prestigio superficiale e confuso che, per così dire, scivola veloce davanti alla realtà. E qui e là questa volontà emerge e manifesta attraverso Nietzsche i suoi terribili trionfi: «Hybris è oggi tutta la nostra posizione rispetto alla natura — si dice in Genealogia della morale — la nostra violentazione della natura con l’aiuto delle macchine e della tanto spensierata inventiva dei tecnici e degli ingegneri; hybris è la nostra posizione di fronte a Dio [...] hybris è la nostra posizione di fronte a noi; giacché eseguiamo esperimenti su di noi [...] e soddisfatti e curiosi dissertiamo l’anima tagliando nella viva carne».
Non abbiamo bisogno di andare oltre.

Ludwig Klages
Nietzsche e le sue conquiste psicologiche
Mimes, 2006
Pagina 224

giovedì 4 giugno 2020

Ma neppure nascondere le proprie virtù


Ma neppure nascondere le proprie virtù. Amo gli uomini che sono come acque trasparenti e che, per dirla con Pope, «lasciano intravvedere le impurità sul fondo del loro fiume». Ma anche per essi c’è pure una vanità, senza dubbio di rara e sublimata natura: alcuni di loro vogliono che si guardino appunto solo le impurità senza badare alla trasparenza dell’acqua che rende questo possibile. Nientemeno che Gotama Buddha ha ideato la vanità di questi pochi, con la formula: «Fate vedere alla gente i vostri peccati e nascondete le vate virtù ! ». Ma questo non significa dare un buono spettacolo al mondo — è un peccato contro il buon gusto.

Friedrich Nietzsche

sabato 30 maggio 2020

Tener gli orecchi chiusi ai lamenti


Tener gli orecchi chiusi ai lamenti. Se ci lasciamo offuscare dai lamenti e dalle sofferenze degli altri mortali e addensiamo le nubi nel nostro stesso cielo, chi è allora che dovrà subire la conseguenza di tale offuscamento?
Proprio questi altri mortali, e in aggiunta a tutti i loro fardelli! Non potremo far nulla né per aiutarli, né per confortarli, se vogliamo essere l’eco dei loro lamenti, anzi, se non facciamo altro che tener sempre gli orecchi tesi per ascoltarli — salvo imparare l’arte degli dèi dell’Olimpo, e trarre d’ora innanzi edificazione dall’infelicità degli uomini, anziché renderci infelici per essa. Ma è qualcosa di troppo olimpico per noi, benché, col godimento della tragedia, già si sia fatto una passo avanti verso questo ideale cannibalismo da dèi.

Friedrich Nietzsche
da Aurora
aforisma 144

martedì 26 maggio 2020

I disperanti

I disperanti. Il cristianesimo ha l’istinto del cacciatore verso tutti coloro che possono essere in un modo o nell’altro ridotti alla disperazione: solo una parte eletta dell’umanità ne è capace. Il cristianesimo se ne sta sempre alle loro spalle, è sempre lì a spiarli. Pascal fece il tentativo, se non fosse possibile ridurre ognuno alla disperazione con l’aiuto della conoscenza più tagliente: il tentativo fallì, causando la sua seconda disperazione.

Friedrich Nietzsche
da Aurora
aforisma 64

domenica 24 maggio 2020

Ai più forti

Ai più forti. Voi spiriti più forti e superbi, siete pregati di una sola cosa; non metteteci addosso nuovi pesi, ma prendete su di voi un pò del nostro peso dal momento che siete voi i più forti! Invece fate così volentieri il contrario: giacché volete volare voi, e perciò noi dobbiamo portare anche il vostro peso oltre al nostro; il che significa che noi dobbiamo strisciare!

Friedrich Nietzsche

mercoledì 20 maggio 2020

Non parlo ai deboli


Non parlo ai deboli: costoro vogliono obbedire e per ogni dove si affrettano verso la schiavitù. Al cospetto della natura inesorabile, anche noi ci sentiamo sempre natura inesorabile! Ma io ho trovato la forza dove non la ai cerca, negli uomini semplici, miti e compiacenti, senza la minima inclinazione al dominare viceversa i inclinazione a dominare mi si è presentata spesso come un intimo contrassegno di debolezza: costoro temono la loro anima di schiavi e l’avvolgono in un manto da re (alla fine diventano schiavi dei loro seguaci, della loro fama, e così via). Le nature potenti dominano, questa è una necessità, e non muoveranno un dito. Anche se durante la vita si seppelliscono in un giardino!

Friedrich Nietzsche

sabato 16 maggio 2020

Non giustificarsi


Non giustificarsi. — A: Ma perché non ti vuoi giustificare? — B: Potrei farlo, in questa e in cento altre cose, ma disprezzo il piacere che è insito nella giustificazione; queste cose, infatti, non sono abbastanza grandi per me, e preferisco tenermi addosso queste macchie che favorire la gioia maligna di quei meschini, così che possano dire:  “ Lui attribuisce una grande importanza a queste cose!”.  Ciò appunto non è vero! Forse dovrei avere ancor più a cuore me stesso, per sentire il dovere di rettificare opinioni sbagliate sul mio conto, sono troppo indifferente e indolente verso di me, e anche verso ciò che vien prodotto per mezzo mio.

Friedrich Nietzsche

venerdì 15 maggio 2020

Il cristiano compassionevole


Il cristiano compassionevole. L’altra faccia della pietà cristiana per i dolori del prossimo è il profondo sospetto per ogni gioia del prossimo, per la sua gioia in tutto ciò che vuole e può.

Friedrich Nietzsche
da Aurora
aforisma 80